Orizzonte 

Se solo avessi vicino a me la tua mano come il vento caldo che accarezza la terra, la vibrazione della tua anima, mi farebbe chiudere gli occhi e così più nulla dentro di me sarebbe così grave ed incerto.

Ma come fare, come spiegare il freddo e il fuoco? Come mostrare la struttura non conforme, la bizzarra inadeguatezza posta a fondamento della forza e della tenerezza? La luce, il buio? La nostra dolcezza selvaggia e oscura?

Non si risponde, ma  credo che sia meglio andare, senza voltarsi e senza mai scappare. Come, più o meno, dice una poesia di qualcuno che adesso non ricordo io rimpiango le emozioni che non provo, il cuore che non batte, le cose che non faccio, i baci che non posso dare, le persone che non incontro, le paure che non ho, i sogni che non mi illudono più, le vite che non vivo.

Ma amore mio, se ogni tanto sogni ancora di essere perduto, se ti lasci naufragare nelle sere d’estate, se ricordi i miei occhi mai stanchi di fissare la tua oscura dispersione, come le stelle fissano il cielo alla notte, non piangere, cullami ancora nel buio dietro gli occhi e lascia che siano i lamenti dell’amore scordato e fuori tempo, trasportati da questo strano vento, a far piangere l’orizzonte per il suo vuoto.