Sulla nave

Brivido della possibilità che in fondo, il vuoto, fosse poi solo la percezione della profondità: la vertigine del coraggio.

Sola, era come quella vela candida e crudele che aveva osservato a lungo, muoversi nel blu più profondo tanto amato. 

L’ultima corda che la teneva legata al mistero non si era ancora consumata e,  di notte, quella notte, nel silenzio azzurro della nave addormentata non aveva potuto fermare i pensieri che aveva ignorato fino ad allora.

Forse un tempo era appartenuta anche lei, ma non riusciva a ricordare, non era più sicura delle cose che erano state, c’era solo lei o forse non c’era mai stata.

No, non c’era mai stata.

Era stato solo uno strano sogno. Un gioco troppo pericoloso da fare su questa terra, ma su quella nave, giorni dopo, aveva sognato ancora di poter giocare a quel gioco. Aveva pianto come una bambina sola: gli altri non giocavano mai, non erano liberi e leggeri nella possibilità dell’essere senza mai farsi intrappolare. No, una cosa era così e basta e ciò le faceva paura.

Sì, c’era stata.

Era così, non aveva una storia, era fatta di parole senza peso e ora lo sapeva bene. Ma aveva amato il silenzio più di ogni altra cosa, e lo capiva solo adesso quando ormai  il silenzio era perduto.

Non avrebbe mai più sentito quel silenzio.
Lo aveva capito e le si era spezzato il cuore, che dolore, che strazio.
Aveva sempre creduto di essere triste e voler annegare ogni volta che guardava il mare al pomeriggio, ma non era mai stato vero, solo quella sera aveva pensato di buttarsi giù mentre guardava il mare: voleva tornare indietro e non poteva, voleva andare avanti e non poteva, c’era solo l’insopportabile adesso.

Era rimasta li ferma a piangere e alla fine aveva deciso lo stesso di vivere senza sapere il perché.

Quelle parole la facevano arrabbiare ancora, poteva vedere le sue labbra muoversi mentre le dicevano che non poteva essere una principessa dal momento che aveva vissuto isolata in una colonia dimenticata da Dio.

La verità non ha bisogno di diventare qualcosa di più, è come il silenzio del mare, tutti possono udirlo ma pochi lo sentono parlare dentro. E lei, la sciocca ragazzina morta di sogni, lasciata per una ragazza di città, era adesso come l’onda dei pensieri più segreti della notte, e non le importava più.

Perché aveva pianto tanto poi? Cosa cambiava dalla solitudine di una colonia afosa a quelle strade di città solitarie e piene di gente sconosciuta?

Del resto, non era mai appartenuta a nessuno in nessun posto. Altrimenti avrebbe urlato quando lui era andato via e invece no, era rimasta in silenzio.
Non aveva avuto la voglia, non gli avrebbe mai più chiesto niente.
Tutta quella inspiegabile fedeltà che l’aveva legata a lui era solo fedeltà a se stessa.

E poi, cosa conta l’assenza? La distanza? A volte avrebbe voluto dirlo a voce alta ma poi era rimasta in silenzio, nessuno avrebbe capito, ma sentiva che qualcun altro nel mondo doveva pur saperlo, perché quando una cosa è vera ci si capisce anche senza bisogno di parlare.

Qualcuno lo sapeva e un giorno lo avrebbe trovato.

“Non è facile essere liberi come il vento” eppure lei era nata così, incerta e dispersa. 

E quella notte sulla nave, aveva deciso di vivere.