Mare

Non saprei, sarà la copertina piena di fiori di questo nuovo quaderno che mi hanno regalato o forse l’aria di questo giorno, uno di quei giorni in cui si cuoce al sole e si gela all’ombra, un giorno di quelli in cui bisogna scegliere, bisogna scegliere se avere caldo o avere freddo.

Insomma non so, perché io non so mai niente ma voglio chiamare questo sentimento come una farfalla chiama i suoi sogni perché i suoi li immagino brevi come i miei.

Immagino questo sentimento come un giardino segreto nel quale piantare i miei fiori, fiori che nessuno conosce, fiori abbaglianti e indomabili come i ricordi offuscati su quell’isola selvaggia persa nel mare.

In fondo al mio cuore, senza dirlo a nessuno neanche a me stessa, io ho cominciato a chiamarla casa, del resto tutti appartengono a qualcosa o forse, forse è solo lei che chiama me, forse, i bambini che hanno la fortuna di sfiorare l’intimo di una riva nascosta agli occhi del mondo restano incatenati a quel ricordo che non si può rivivere altrove o forse è lui che sceglie alcuni cuori predisposti da un oscuro disegno divino per abitarli in eterno con la sua presenza.

Chiudo gli occhi e vedo blu, il mare e il cielo si fondono in un abbraccio spaventoso e io con loro.
Vedo l’infinito ma non lo posso stringere.

Vorrei tante cose, che in realtà sono poche, che in realtà non sono niente, ma tutte sfuggono al mio controllo, sfuggono in modo banale, non sfuggono a causa della tempesta che vorrei si portasse via tutto ma cadono sotto i colpi del caso e del nulla, sfuggono per non ritornare mai più, sfuggono per ricordarci cosa saremmo potuti essere se avessimo avuto il coraggio di tuffarci o se avessimo avuto il coraggio di non farlo, desideri segreti che farebbero ridere gli altri, nel mio cuore sono come lucciole lontane che si accendono nel buio illudendomi di poterle catturare.

Così ad un tratto ricordo le notti d’estate, buie come l’idea della morte notti che sanno di mirto e gelsomino annegati nella terra bruciata, profumate come l’amore che ogni uomo spera.  

Percorrendo queste strade ormai lontane ma sempre intime, mie come nient’altro al mondo ad un tratto mi sembra di vedere una bambina che gioca nuda come una selvaggia,  ride, mi guarda, mi saluta sono io?
Non lo so più ma lo voglio sperare.

Oh mare, come un vecchio padre come un amante eterno vorrei correre da te e versare tutte le mie lacrime e mischiarle con le tue, vorrei raccontarti cosa mi hanno fatto, come mi hanno soffocata, di come ho lasciato che lo facessero di come ho permesso che portassero via pezzi di me mischiando vetro e carbone, di come non riesca più a confessare cosa voglio.
Oh mare vorrei che tu mi dicessi se mi ritroverò mai.
Oh mare vorrei potermi lasciare annegare dentro di te come tu riesci a far annegare la mia mente, vorrei che tu mi trasportassi nell’aperto che non può essere raggiunto e posseduto da nessuno, tra le onde che fanno battere il cuore delle donne nelle notti tranquille abitate dal mistero, quel mistero che fa perdere il senno agli uomini coraggiosi, eroi senza volto che non abbiamo mai conosciuto.

Seduta nel mio giardino, tra i fiori, gli odori e l’immagine sfuocata dell’erba bruciata dal sole che si mischia nel tuo azzurro, nel silenzio di questo mio giardino nato in un pomeriggio di un posto lontano, resto immobile a fare l’amore con la tua fantasia, oh mare sei così grande che nessuno ti capirà mai, sono così persa che nessuno mi troverà mai, siamo così a largo che nessuno ci conoscerà mai.

Sei come il mio cuore: il profondo è infinito, la superficie annoia gli sguardi dei turisti, dicono sia bellissimo tra le tempeste  ma  proprio quando sembra tranquillo fa stare male anche il vecchio marinaio che lo attraversa.

Non è una poesia  quello che sto per raccontare
Non sono neanche convinta che valga la pena descriverlo
il mare
il mare
E qui così sono stata e solo così ho potuto vedere
E sono invecchiata prima di poterlo capire
il mare
il mare

 

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