L’Idiota

Ian Curtis, 1956 – 1980

Mi chiamo Ian e non ho ancora compiuto 24 anni, scrivo mentre “piango come un bambino anche se questi anni mi hanno reso più vecchio“.

Tra due giorni sarei dovuto partire con gli altri della band per il nostro primo tour negli Stati Uniti. Ma non voglio più stare nel gruppo, Unknown Pleasures è stato il massimo, non volevo che crescesse così, oltre, c’è un limite al di là del quale non si fa che distruggere la bontà e la bellezza di quello che si è creato e ci si riduce a recitare la più meschina delle recite”.
Non ho più il piacere, oh, e da allora ho perso il cuore. Corrotto dalla memoria, non ho più il potere,  sta strisciando lentamente, questa ultima ora fatale”.

“Questa è la stanza, l’inizio di tutto, nessun ritratto finale, solo i fogli sul muro.[…] Quando finirà?” Me lo sono chiesto tante volte.  “L’amore ci distruggerà, di nuovo.”

Sono solo questa stasera, solo in una casa fatta a pezzi dall’amore.
Dalla finestra vedo scivolare dietro il cielo nero, le prime luci di una nuova alba che sta per arrivare: “diversi colori, diverse sfumature, su ogni errore commesso. Me ne assumo la colpa.”

Ho solo un pensiero, uno solo. Con la coda dell’occhio, guardo la corda penzolare lieve dalla trave alla quale l’ho fissata.
Mi avvicino, la stringo in un pugno.
Sì, terrà il mio peso.
Tutto è pronto ormai: la decisione è presa” il passato è il mio futuro e il presente è fuori controllo”: dopo averla cantata tante volte sembrava una frase senza senso e invece c’è tutto il senso del mondo.

Prima di sistemare tutto ho guardato La ballata di Stroszek di Werner Herzog:

“Tutti gli uomini mi hanno sempre chiuso la porta in faccia, senza pietà, ora sono in America, doveva essere tutto più facile, speravo di cominciare veramente a vivere. Niente! Da oggi Bruno non esiste, è come se non fosse mai nato!”

Una metafora cinematografica dell’inferno che mi tortura:  tutti i sogni con i quali ho cominciato questo viaggio sono andati in frantumi, “qualcuno ha portato via quei sogni“.
Non riesco più a guardare quello che ne resta dopo lo scontro fatale con la realtà.

Vado in sala e metto sul giradischi The Idiot del caro Iggy Pop, chiedendomi, invano forse, se qualcuno coglierà il riferimento al mio amato Dostoevskij e il suo Idiota perché sìil giovane principe Myskin, protagonista dell’opera, mi somiglia, è una creatura spiritualmente superiore, il ritratto di un uomo totalmente buono anzi il termine russo prekrasnyj indica addirittura qualcosa di più: indica lo splendore, la bellezza del bene.
Il tentativo di Dostoevskij è  quello di rendere a parole il pieno splendore di un uomo, al quale intorno ruota  un mondo popolato da uomini e donne, che invece, vivono nella tenebra e che per questo lo chiamano “idiota”. Myskin però non è affatto “buono” nel senso comune della parola. Certo, non rifiuta mai di prestare aiuto ed è più che generoso, ma se la bontà e il bene dovrebbero fare in modo di alleviare sofferenze altrui, con l’assolutezza delle sue azioni e dei suoi giudizi egli ottiene il risultato totalmente opposto.
La sua bontà e la sua purezza amplificano le sofferenze di chi gli sta intorno riuscendo sempre a mettere a nudo il male e il dolore di chi lo incontra.

L’idiota è un personaggio che incarna lo splendore della compassione, una figura di assoluta e incontaminata purezza che cerca di redimere il mondo con la sua innocenza, ma che la bestialità dell’uomo condannerà alla follia come unico moto di autodifesa possibile e di rifiuto totale per il male del mondo.

Anche io, in quest’opera che altro non è che la mia vita, sarò l’Idiota che incarna il bene assoluto il cui splendore condannerà a soffrire chi gli sta vicino, ma è l’unico modo che mi resta per rifiutare il male che ho portato io stesso nelle nostre vite.

 Aspetto che la musica riempia la stanza e mi abbandono, mi perdo in essa inscenando la danza folle che mi ha reso celebre. La cosa ridicola e dolorosa è che la maggior parte delle persone che viene ai nostri concerti, non immagina e probabilmente neanche gli importa che dietro questa mia buffa danza si nasconde il mostro che mi sta divorando da dentro: l’ epilessia. “Manicomio a porte aperte, dove la gente ha pagato per guardare, per l’intrattenersi guardano il suo corpo che si contorce, ma dietro i suoi occhi, lui dice: ‘io esisto ancora.’ “

Ho già tentato di uccidermi abusando della terapia che dovrebbe guarirmi da questa malattia senza senso, una prova di forza mal riuscita. Mi hanno solo infilato un tubo di gomma in gola e mi hanno rispedito sul palco il giorno dopo. Va bene, sto sul palco e mi lascio fucilare dai loro flash.

Vogliono solo questo da me, per loro sono solo un animale da palcoscenico: quando sto lassù non capiscono quanto io do e quanto mi sconvolge, ora vogliono di più, si aspettano che io dia di più e non so se ce la faccio, è come se non stesse succedendo a me, ma a qualcuno che si è cucito la mia pelle addosso.

“Come faccio a trovare il modo giusto per controllare, tutto il conflitto interiore, tutti i problemi intorno, le domande sorgono e le risposte non si adattano al mio modo di pensare. Non ho più controllo.

Se qualcuno mi conoscesse, saprebbe che in questi anni non ho mai recitato neanche un secondo. Sono troppo vero per continuare a fare quello che faccio, basta osservarmi.  Mia e solo mia è quella sofferenza che ho tirato fuori giorno dopo giorno.
Vorrei che tale rimanesse.
Non ho mai avuto niente da condividere con nessuno. Non voglio diventare una macchina che produce musica, non voglio diventare una rockstar da trascinare in giro per il mondo, tra la gente in delirio, ad inscenare patetiche recite di me stesso per fare sempre più soldi.

Si sta spaccando tutto ormai, anche le persone che mi amano mi odiano. Perché si, non l’ho ancora detto, ma mi rifiuto di continuare con le mie azioni e il peso delle mie pene a fare del male alla mia famiglia, a tutte le donne della mia vita.
So che la piccola Nathalie mi odierà, non sono un buon padre, un buon padre non fa quello che faccio io.
E so, che anche se ho preso questa decisione, per lei sarò lo stesso quel padre che l’ha abbandonata senza lasciarle niente.

Se c’è una cosa che rimpiango adesso, è solo il non avere il tempo di spiegarle, invece, che quello che sto per fare è il mio atto d’amore per lei, necessario per consegnarle un’esistenza serena, senza la sofferenza continua di dover assistere alle cadute di un uomo che ha toccato il fondo più basso ed è incapace di risalire dal suo inferno. Non voglio rischiare di trascinarla con me.

E tu Deborah, so che anche tu mi odi ma “le emozioni non crescono e noi stiamo cambiando i nostri modi di pensare, scegliendo strade differenti […] Piangi nel sonno, rivelando tutti i miei fallimenti. E c’è un sapore nella mia bocca, quando la disperazione si impadronisce di me. Perchè qualcosa di così buono non può più funzionare?

Tu non eri la donna adatta a me, ne io l’uomo per te e non so perché ti sei adattata a tutto questo lasciando che me ne approfittassi, sei troppo mite per il mio temperamento. Non avrei dovuto sposarti così presto, ne avrei dovuto avere una figlia con te nella speranza che ci rendesse più felici, ma sappi che, quando ho deciso di andarmene via da voi, di fuggire con Annik, non è finita soltanto la nostra storia ma io stesso con lei. Mi sono perso, e non so più quello che provo ne quello che voglio, non so scegliere, lo sai, ma non posso ingannarti e continuare a provarci mi fa solo male. “Quindi questa è la stabilità, l’orgoglio in frantumi d’amore. Quello che una volta era l’innocenza, ora non è più. Una nube incombe su di me, segna ogni mia mossa, nel profondo della memoria di ciò che un tempo era l’amore.”

“Mamma ho provato, credimi ti prego, Sto facendo il meglio che posso. Mi vergogno delle cose che ho vissuto, Mi vergogno della persona che sono.”

Con Annik non ho mai fatto l’amore, se vuoi, puoi chiederlo anche lei, la nostra è una storia innocente, fatta di interessi comuni, sguardi e risate, un amore puro fatto di quell’innocenza che non ho mai avuto con te. Con lei sorrido, parlo molto e le scrivo lettere d’amore ma soprattutto, con lei ho condiviso qualcosa che con te non ho mai potuto fare: la mia interiorità. Non volevo che succedesse, credimi, ma lei mi ha letto dentro, la odio per questo, ma non riesco a starle lontano. Ci ho provato, ma tutti i miei pensieri corrono da lei. “Ho guardato nello specchio e ho visto che mi sbagliavo, Se potessi tornare al mio posto, al mio posto. Due strade da scegliere, Quale percorrere? Avevo pensieri per una ma propositi per entrambe. qualcosa deve rompersi ora, Questa vita non è mia.”

“Questa è una crisi che sapevo sarebbe arrivata a distruggere l’equilibrio che avevo conservato. Dubitando, sconvolgendomi girando intorno, mi chiedo che cosa ci sarà dopo. È questo il ruolo che volevo vivere? Sono stato sciocco a chiedere così tanto.”

Ma credimi, non speravo certo che Annik, invece che te, avrebbe potuto salvarmi da me stesso, forse mi sono illuso ma ora so che non c’è salvezza, Deborah. Non ci si può fare niente. È così che è andata, è questa la verità. Lo sai anche tu che ormai è troppo tardi e non è il caso, come mi hai detto tu stessa ieri sera quando ti ho chiesto di tornare con me, di cercare impossibili riconciliazioni con il rischio che tutto possa andare solo peggio. Mi sento così in colpa che non riesco più neanche a guardare Nathalie. Ragazze, io sono già morto.

La colpa è solo mia e così ho deciso che deve essere solo mia questa nave che affonda in mezzo a questo mare di disperazione. ‘Ti daremo tutto e di più, (ma) lo sforzo è troppo, non posso prendere di più. ‘Ho camminato sulle acque,  ho corso attraverso il fuoco, sembra che non senta più niente. Ero io, in attesa di me,  speravo in qualcosa di più, Io, vedo me stesso questa volta, Speravo in qualcosa d’altro.

“Ho lo spirito, ma perdo l’emozione, che porta via la scossa. Sta diventando più veloce, sempre più ora, mi sta sfuggendo di mano. Che cosa significa per te, che cosa significa per me, ci incontreremo di nuovo, Ti guardo e guardo lei, non avrò pietà dai tuoi amici chi ha ragione? Chi può dirlo  e chi se ne frega di questo adesso, finchè lo spirito stringerà nuove sensazioni, allora lo sai

Sento e sono sicuro che la mia epilessia peggiorerà, ho attacchi sempre più brutti, sempre più spesso “potrei vivere un po ‘meglio con i miti e le bugie” ma non riesco più a combattere questo male che non mi rende più l’uomo che vorrei essere e neanche i farmaci mi aiutano, tutt’altro mi rendono ancora meno lucido, mi fanno impazzire. Tutto questo mi ha distrutto l’anima “senz’anima e piegato sulla distruzione, una lotta tra il bene e il male. Prendi il mio posto nella prova di forza, Io osserverò con occhio pietoso, Mi piacerebbe chiedere umilmente perdono, una richiesta ben al di là di me e te. Cuore e anima una brucerà.” A me si è bruciata l’anima e il mio cuore non è fermo. No, non è fermo, ed è sempre più debole in questa corsa fuori controllo.

“Accarezzando il marmo e la pietra, L’amore che è stato speciale per uno, Rifiuto la febbre che mi brucia, come vorrei che tu fossi qui con me adesso. “

Sì, lo farò nonostante i primi spasmi di una nuova crisi sempre in agguato tra le emozioni, mi metterò il cappio al collo, stringendo più che posso. Poi solo un passo. “Oh, io li distruggerò tutti, senza mostrare nessuna pietà. Il cielo sa, deve essere così questa volta, Tutti i viali circondati da alberi, mi ritraggono e poi tu inizi a guardare, guardare sempre, per sempre, guardare l’amore crescere, per sempre, facendomi sapere, per sempre.”

Non gli sarebbe mai venuto in mente che tutta quella semplicità, quei nobili sentimenti, quell’intelligenza, quella profonda conoscenza della propria dignità altro non fossero che una meravigliosa, artistica messinscena. La maggior parte degli invitati era composta da persone piuttosto futili, malgrado il loro aspetto altero, che, nella loro presunzione, non si rendevano neppure conto che la maggior parte delle loro qualità erano solo apparenti: erano state trasmesse loro per ereditarietà ed esse non ne avevano alcun merito. […]

Adesso, adesso, tacete, non dite niente; fermatevi…. voglio guardarvi negli occhi…. state fermo così, vi voglio guardare. Dico addio a un Uomo. […]

L’anima altrui è solo tenebra. […]

E, allora avevo l’impressione come se una voce mi chiamasse lontano, e che se fossi andato sempre dritto, sempre, sempre, fino ad arrivare a quella linea dove cielo e terra si incontrano, allora avrei trovato la soluzione dell’enigma che mi angosciava, la visione di un’altra esistenza, mille volte più viva e rumorosa della nostra.

Dostoevskij, L’Idiota.

*Tutte le frasi presenti nel testo “in grassetto tra virgolette” sono traduzioni delle canzoni scritte da Ian Curtis per i Joy Division.

Week end

C’è una cosa che non capisco… Come mai è sempre ancora mezzanotte, mentre da un pezzo dovrebbe già essere mattino?

Mikhail Bulgakov

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Lost his mind on a Saturday night. Lost his life on a Sunday morning.

I wonder where we are now.

I would like to know where have he been;

He should have tell the angels and the devils, They had to wait but he didn’t.

Tell out loud how is like to love like we do.

Must be these days.

Could someone stand these days?

Nevermore, you said with staring eyes far away.

Darkness preys upon the light, Darkness preys upon the light and we don’t know where to hide.

May our eyes be melted together.

I want to know before it’s to late so I’ll pass that bridge for distant shapes.

Without you I will be dead even if it feel like a modern shame,

sometimes we shall take the blame.

It’s a wicked world without you.

It’s a wicked world without you.

It’s a wicked world without you.

Non penso abbia un nome

Iniziamo piano, e se ti dicessi, che ho paura delle parole?
Di tutto quello che corre veloce e leggero in questo fluido simile alla vita?

Noi siamo pensanti e lenti, ci trascinerà via lo stesso?
Tutto quello che ho attorno viene trascinato via lo stesso.

Intrappolati nella caverna delle ombre, non lo siamo noi tutti?
E quando ce n’è sono troppe, non esiste più differenza tra buio e luce? 

Forse no.. siamo noi, forse sì, noi, che non sappiamo più dove guardare?

Volevo correre per i campi aperti, ma la mente è come un cielo azzurro, così aperto, maestoso e indifeso dove tutti i pensieri corrono veloci come nuvole spinte da un vento eterno.

Io prego che non si scontrino.

E che non ci crolli tutto addosso.

È l’unico modo che hanno per trascinarci via.

Metablog

Leggere i blog, ogni tanto, mi rende melanconica, non so, mi sembrano tutte vetrine di un centro commerciale di lettere dove si vende la propria vita a lettori, questi sconosciuti passanti, che magari alla fine, si appassionano?

Uno specchio, dove ognuno forse vede se stesso o quello che sarebbe potuto essere o quello che non sarà mai.

O forse guardiamo davvero?

Vetrine con la foto bella, dove ci si spoglia e si da il meglio o anche il peggio di sé, tutto sempre ben confezionato.

 È “Un’altra anima” mi è stato detto.

Ma che dono bisogna avere per mettersi in scena?
Per diventare lo sceneggiatore che narra delle proprie giornate?

No, non so più dove finisce la finzione e inizia la realtà.

Non lo so, e forse non voglio più saperlo.

Mattina

Quando dormo addosso a te, dormo meglio. Mi piace svegliarmi, vederti già sveglio. Il sole negli occhi ma nella bocca il tuo sorriso. Tu mi fai sentire la musica e nella testa canto: You shine – the Mind – No Fear – No Time – The Dream – The Sun – The One.

Requiem

Libera me, Domine, de morte æterna, in die illa tremenda, quando coeli movendi sunt et terra. Dum veneris iudicare sæculum per ignem. Tremens factus sum ego et timeo, dum discussio venerit atque ventura ira. Dies illa, dies iræ, calamitatis et miseriæ, dies magna et amara valde. Requiem æternam dona eis, Domine: et lux perpetua luceat eis.