Monologo

Sono io, Cassandra.
E questa è la mia città sotto le ceneri.
E questi i miei nastri e la verga del profeta.
E questa è la mia testa piena di dubbi.
È vero, sto trionfando.
I miei giusti presagi hanno acceso il cielo.
Solamente i profeti inascoltati godono di simili viste.
Solo quelli partiti con il piede sbagliato,
e tutto potè compiersi tanto in fretta
come se mai fossero esistiti.
Ora rammento con chiarezza: la gente al vedermi si fermava a metà.
Le risate morivano.
Le mani si scioglievano.
I bambini correvano dalle madri.
Non conoscevo neppure i loro effimeri nomi.
E quella canzoncina sulla foglia verde –
nessuno la finiva in mia presenza.
Li amavo.
Ma dall’alto.
Da sopra la vita.
Dal futuro. Dove è sempre vuoto
e nulla è più facile che vedere la morte.
Mi spiace che la mia voce fosse dura.
Guardatevi dall’alto delle stelle – gridavo – guardatevi dall’alto delle stelle.
Sentivano e abbassavano gli occhi.
Vivevano nella vita.
Permeati da un grande vento.
Con sorti già decise.
Fin dalla nascita in corpi da commiato.
Ma ‘era in loro un’umida speranza,
una fiammella nutrita del proprio luccichio.
Loro sapevano cos’è davvero un istante,
oh, almeno uno, uno qualunque.
È andata come dicevo io.
Solo che non ne viene nulla.
E questa è la mia veste bruciacchiata.
E questo è il mio ciarpame di profeta.
E questo il mio viso stravolto.
Un viso che sapeva di poter essere bello.

(da La gioia di scrivere, Gli Adelphi)

11 agosto

Abbiamo ballato in una radura di notte. Candele vino e due stelle cadenti.
Ora il buio dorme abbracciato a me, mi tiene stretta nel sonno. Non posso muovermi. Soffre l’amore più di quello che mi dirà mai.
E mi tiene ancora stretta, mentre sento il suo respiro.

Tristezza d’Estate

Avrei voluto svegliarmi dopo, ma l’estate mi agita e mi riempie di voglia di avventura, come nei libri che leggevo da bambina, quanto leggevo.
A malincuore questa estate per me sta scivolando via, impigrita nella sua forma troppo liscia.
“Almeno ho tempo per pensare, vecchio piacere dell’anima” mi dico – ma so che in fondo – il resto mi manca lo stesso e questo mi rende pensierosa e melanconica come il protagonista del mio libro di pirati preferito che leggevo nelle estati della mia infanzia.

C’è qualcosa in quest’alba d’estate, di poetico: il mio vecchio vicino è sveglio come me! Ha ascoltato tutta sera musica da cabaret anni 30, ora ha smesso, ha aperto le finestre e ha tossito in giardino: lui è solo ma non legge, va in bicicletta al bar e beve, ha bevuto così tanto da diventare incinto di solitudine.
Sento i treni fantasma passare sulle rotaie dietro casa mia e le prime macchine di chi va a lavoro come ne Il giorno*. Stessa ora. Penso che avrei dovuto fare un viaggio questa estate ma in fine ho deciso che era meglio conservare i soldi per altro e sono stata abbandonata a me stessa a sognare mari e castelli. Abbandonarsi a se stessi è liberatorio se si è all’altezza.
Oggi bisogna correre più veloci degli altri per rimanere sempre nello stesso posto, questo loro non lo sanno.
Io sono come una terra segreta, coltivo tesori e dissemino leggende nello spirito affinché mi possa trovare solo chi davvero mi cerca e non turisti annoiati, questo loro non lo sanno.

Sentire che tutto è sempre possibile come l’odore di questa tristezza d’estate che mi fa piangere di gioia, questo loro non lo sanno.
 

*Il Giorno, G. Parini.

CREDERE

Alice rise: «È inutile che ci provi», disse; «non si può credere a una cosa impossibile.»
«Oserei dire che non ti sei allenata molto», ribatté la Regina. «Quando ero giovane, mi esercitavo sempre mezz’ora al giorno. A volte riuscivo a credere anche a sei cose impossibili prima di colazione.»

Through the Looking-Glass, and What Alice Found There

Credere: avere fede.

Forse sto imparando solo adesso che la cosa più importante è credere.

Mi ripeto che la fede non posso non averla, omen nomen, è nel mio destino. Sono una giocatrice d’azzardo nella più grande partita dell’essere: la vita. Fede.

Adesso studio, persa tra sogni e pensieri pesanti.

Non è che ho paura di non passare il test, in verità temo che passarlo possa essere un altro errore.

Inutile, devo rassegnarmi, non si può mai sapere – a meno ché non si possieda una  fede d’oro– cosa ci sarà dall’altra parte dello specchio.
Conviene coltivare me stessa, così mi annaffio con gioia, del resto qualcuno mi ha detto: cercate e troverete bussate e vi sarà aperto.

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