Incontro

Non riesco a pensare nel dubbio,
Non so se vivo più nelle tue parole o nelle mie.
Per pensare alle cose bisogna esserci vicino ma non troppo.
Una volta dentro puoi solo sentirle.
Mi lascio consolare dal gusto del niente e del sempre nuovo,
ora che ormai tutto passa.

Di notte, nel mio letto, leggo i canti di Davide nella speranza di imparare anche io, quale sia questa corda che piace tanto al cielo e il sabato faccio il pane e accendo candele e sorrisi per tutti.
Prego tanto e faccio le meditazioni del sonno e della morte. Sto diventando molto brava in tutto questo. Seguo la musica nell’aria. Digiuno e mangio mele rosse. E poi, si parla attraverso il vento e spero lui possa sentirmi.

Non c’è eppure c’è. La mia anima è sempre irrequieta. La voglia è di qualcosa di cui non conosco ancora il nome.

Ho sognato il mio animale preferito correre tra boschi meravigliosi e nuvole bianche, nuvole nere e nuvole bruciate dal sole.
Libero e così bello. Molto dolce.
Io dormivo su un letto di edera selvaggia che mi teneva stretta, mi sono persa e mi sono ritrovata. Ma io volevo perdere solo i limiti che mi impongo. Non so se ho poi compreso qualcosa di nuovo, ma sento che qualcosa di nuovo è in me.
Sono così agitata, molto agitata di vita e tranquilla di animo.

Vorrei uscire la notte e venire da te. Vorrei travolgerti come un incidente mortale e poi chiederti scusa, per la noia, per la parte di me che avevo sepolto in tutto quel disordine intellettuale sulla mia scrivania. Stavo male, un male strano, un male rigido e noioso. Anche adesso mi vesto di sbagli e cose stupide ma prima ero caduta o forse mi ero infilata in una cornice di legno troppo rigida. O forse mi ero solo dimenticata di essere ancora viva. Perdonami. Scrivo che vorrei chiedere scusa a te, ma in realtà io non so più come chiedere scusa a me stessa. Proprio io che perdo sempre tutto non perdevo tutte quelle cose inutili.

Ma ora sento un potere così forte, mi da i brividi su tutto il corpo.
Oh, il potere lascialo crescere nel cuore. Non sprecarlo e non farne mostra vana. Mi ripeto. Lo conservo.

Una sera ho pianto. Adesso piango, anche sul treno mentre guardo i paesaggi che scappano via con i pensieri. Prima ero troppo traumatizzata, pensavo che non avrei pianto mai più. Non ho ricordi di quel determinato periodo. Me ne accorgo da quelle canzoni e da quei profumi che sbucano dal nulla e mi creano delle scosse sismiche interiori lente e oblique, simili a quelle di quando si ricordano le vite passate: mi vedo da fuori mentre aspetto seduta sotto il sole, o quella sera a Torino mentre fotografo le macchine dalla finestra. Come in quella canzone dei Doors, la conosci? No, non la conosci.

E poi vado ad una festa. Il buio. Il vino. Guardo le stelle. Come brillano.
Una furtiva lacrima suona nell’aria, il vento si muove tra gli alberi e io, io non respiravo più perché sentivo le tue mani addoso a me. A me. Io sopra di te. Tu dentro me. Non posso neanche guardarti le mani o sfiorarti gli occhi. I tuoi occhi tristi dispersi nel desiderio. Sento il sangue sotto la tua pelle che trascina i miei occhi dentro i tuoi. L’aria diventa elettrica, forte, divora le anime. Non possiamo farlo neanche nella mente. Troppi sospiri. Troppo piacere. Troppi sorrisi e lacrime. Semplicemente troppo.

Noi stretti dentro una rete da tennis, così stretti e la fortuna ci guarda, la fortuna, la fortuna, è come morire.

No, io me ne vado via.
Passa tutto, passo anche io stasera. Ciao.
Ora respiro, io non respiro mai.

Vaffanculo alla vita sociale.

Non mi piace scrivere le parolacce, ma l’ho detta e così la scrivo perché mi sono promessa di essere più sincera e più spontanea. Come una terapia.

Non si distrugge per costruire altre cose superflue.

Ogni anima che si incontra, si incontra per un motivo, anche per capire che non c’è questo motivo.
Non è colpa mia se vi faccio soffrire, posso pensare solo a me stessa adesso per prendere aria. Voglio essere così libera, libera, libera, solo così impari a distinguere: non c’è per esserci. Un giorno capirai, mi dico.
Sfioro il mio libro di poesie: la vita è tutto solo un sogno. Mi dice.
Gioco, seguo la strada, ho paura, non ho paura, il vento soffia sempre forte oppure sta lì fermo, io sorrido comunque, è il mio voto.

Per i tuoi occhi blu 

Quando chiudo gli occhi mi sorprendo di ritrovare i tuoi ad aspettarmi.

Chissà se anche tu mi aspetti per sognare. Ma io non dormo da quando per i tuoi occhi blu, mi sono svegliata. 

E per questi tuoi occhi tristi  ringrazio il cielo. Mi hai sfiorata appena e subito un tremito vago, un mistero dimenticato mi ha  trovata impreparata. Sì, se solo tu potessi sapere come la tua voce si muove dentro me. 
Così ti bacio dolce e poi ti stringo forte, le tue mani su di me bruciano e ti guardo fredda sulla mia strada per la guerra. Poi sorridi e io muoio. 

Se solo potessi, anche solo una notte, io ti coprirei di parole che nessuna ti ha ancora detto.  

Parole segrete e sospiri. 

Sospiri.

Tutta la notte Amore mio.  

Stelle 

​L’odore del gelsomino vibra nella notte mentre sulla riva del nostro mare, l’estate si addormenta. Se mi respiri, i miei occhi, nel buio ti vedranno arrivare da lontano. Un bacio, le mie stelle tra le tue onde.

μυστήριον – Mia notte.

Sono la porta che non si conosce.
Dolce silenzio, la mia bocca ha fame di tutti i tuoi sogni.
La mia anima è il miele che nutre la tua forza.

Vedo i tuoi occhi, blu come il buio, tremare in tutte le stelle del cielo.
Quando conoscerai il tuo vero nome.
Vieni ad attraversami.
I miei segreti sono come i fiori.
Il mio più bello sarà tuo.

Como Yo

L’Havana è una donna dolce e bellissima che ha perso il lavoro e non sa fare niente. Cuba è un uomo forte e carismatico che la solitudine e la povertà non sono riusciti a cambiare.
Chi può biasimarli delle loro azioni?
La vita non deve avere un senso, ma se lo dovesse avere potrebbe essere una sera d’estate all’Havana.
Voi ora siete in una stanza quadrata, da lontano il mare vi osserva, perché ci si illude  di poter guardare il mare, ma è sempre lui che guarda noi. 
Fuori il canto delle cicale in una notte d’estate. E una musica.
Un ritmo lento, forte, irreale che giunge da qualche angolo della strada, note sparse, ogni nota un istante, un odore,  u
n dolore.

Respirate, uscite nel caldo della notte, è un caldo complice che non vi fa sudare ma non vi lascia neanche dormire, intorno a voi solo il profumo di fiori, di mare e di donne.
Nel buio, una ragazza esce da una casa all’improvviso. Vi viene incontro. Vi sorride.
Quando la vita vi sorride voi che fate, sorridete anche voi o ringhiate?
I fiori alla sera, l’odore del mare, il sonno e l’amore sono le cose che più di ogni altra riportano un uomo alla vita prima della vita,  e forse, se anche gli uomini potessero sentire l’odore delle loro vite dall’esterno, cambierebbero musica e non ringhierebbero più.

Orizzonte 

Se solo avessi vicino a me la tua mano come il vento caldo che accarezza la terra, la vibrazione della tua anima, mi farebbe chiudere gli occhi e così più nulla dentro di me sarebbe così grave ed incerto.

Ma come fare, come spiegare il freddo e il fuoco? Come mostrare la struttura non conforme, la bizzarra inadeguatezza posta a fondamento della forza e della tenerezza? La luce, il buio? La nostra dolcezza selvaggia e oscura?

Non si risponde, ma  credo che sia meglio andare, senza voltarsi e senza mai scappare. Come, più o meno, dice una poesia di qualcuno che adesso non ricordo io rimpiango le emozioni che non provo, il cuore che non batte, le cose che non faccio, i baci che non posso dare, le persone che non incontro, le paure che non ho, i sogni che non mi illudono più, le vite che non vivo.

Ma amore mio, se ogni tanto sogni ancora di essere perduto, se ti lasci naufragare nelle sere d’estate, se ricordi i miei occhi mai stanchi di fissare la tua oscura dispersione, come le stelle fissano il cielo alla notte, non piangere, cullami ancora nel buio dietro gli occhi e lascia che siano i lamenti dell’amore scordato e fuori tempo, trasportati da questo strano vento, a far piangere l’orizzonte per il suo vuoto.

Vento 

Il freddo di questa notte mi parla del pensiero più grave.

Lo so, mi culli come vento senza nome, io ti sento perché la mia finestra è sempre aperta.

Piano, soffi fino a chiudermi gli occhi.

La luce buia è il sogno che tra i brividi accende i colori più segreti di questa notte che mi abbraccia senza la mia volontà.

Tutto scorre, tutto muore ma io amo perché la mia anima è immortale.

Se

Se mi perdo

Corro a te
tu tienimi stretta, ancora un po’

la tua mano è il buio di un sogno
luce di un’idea

senza un colore, senza più forma
senza neanche verità

ma quando mi cerco e non mi trovo
se quando mi guardo non mi vedo
se quando spero non ci credo

Sussurro a te

Tu che puoi tutto
tienimi stretta ancora un po’
ferma questo tempo
dilata lo spazio di queste prigioni

pensavo di essere di più ma volevo essere altro
pensavo di essere di meno ma non volevo essere altro

ti prego tu non mi dimenticare
così io saprò chi sono
mi addormenterò su di te ancora un po’
e finché tu mi respiri
la mia anima troverà la strada

mi dirai nei sogni che sono chi amo, non chi mi ama

Come ancora non mi conosco

Amore che mi hai creduta
nonostante tutto
fammi morire ancora

La giovinezza, il sangue, l’anima
la vita è solo tua

L’amore vero di chi non crede nell’amore
Solo tu puoi se non si può
quando non si può dove non si può

Stringimi.
Aprimi le tue porte senza confini
Lasciami stare nell’immenso

Io sarò come ancora non mi conosco.